Chi sono

Sono Giulia Galassi, designer e art director.

Lo studio di lavoro

Lavoro nel mestiere dal 2017 e dal 2023 dirigo Studio Jam, uno studio di design indipendente con base nella Repubblica di San Marino. Accanto allo studio, offro un servizio di consulenza separato — quello che trovi su questo sito.


Il percorso

Ho iniziato a lavorare durante gli studi, con due tirocini formativi nel 2015 e nel 2017, in parallelo alla laurea triennale e magistrale in design. Dal 2018 lavoro come freelance, con una parentesi nello stesso anno come digital e brand designer in una startup a Londra. Negli stessi anni ho affiancato l’attività professionale a quattro anni di esperienza didattica universitaria presso il corso di laurea in Design dell’Università degli Studi della Repubblica di San Marino.

Negli anni di freelance ho lavorato in parallelo su due fronti: da un lato i miei clienti diretti, dall’altro le collaborazioni con studi e agenzie italiani e internazionali — Studio FM Milano, RovaiWeber Design, Dentsu, Made (Anversa) — come risorsa esterna su progetti di brand identity, editoria e comunicazione. È stata la mia scuola dopo la scuola: lavorare con metodi diversi, su scale diverse, mi ha insegnato che non esiste il modo giusto di fare il mestiere, ma esistono modi diversi adatti a contesti diversi.

Nel 2023 ho aperto Studio Jam, che oggi ha un’identità sua, più definita e riconoscibile di quanto avesse il mio nome da solo. Continuo a portare avanti entrambi i percorsi: lo studio per i progetti di produzione, la consulenza personale per la fase che viene prima.


Perché la consulenza, separata dallo studio

Lo studio produce: identità, sistemi visivi, progetti digitali. La consulenza viene prima e ha un’altra natura. Serve a capire cosa serve davvero, e se serve. È un altro lavoro, con un altro ritmo, un’altra relazione col cliente, un’altra economia.

Ho scelto di tenerle separate per una ragione precisa: chi ha bisogno di una direzione non ha sempre bisogno di un fornitore. La consulenza così esiste come servizio autonomo, valutabile e acquistabile per sé. Se durante o dopo una consulenza emerge che ha senso lavorare anche sulla produzione, lo studio è una delle possibilità — non l’unica, e mai la conclusione obbligata.


Come penso alla comunicazione

Non si può non comunicare. Anche scegliere di non farlo è una forma di comunicazione.

La differenza è che, in quel caso, il racconto lo fanno gli altri — il mercato, i concorrenti, i clienti, chiunque si trovi a parlare di noi in assenza di una nostra voce. Quasi mai è il racconto che vorremmo. Una buona comunicazione visiva non salva un prodotto senza futuro, ma una cattiva comunicazione può rovinare un buon prodotto.

Il mio modo di lavorare parte da un principio: una buona comunicazione non viene mai solo da chi possiede l’attività, né solo dal mercato, né solo dal designer. Viene dalla mediazione tra questi tre. Il mio ruolo è tenere il punto di vista esterno: fare le domande giuste, leggere il contesto, e restituire una direzione che sia tua senza essere ripiegata su sé stessa. L’approccio operativo è flessibile, ma il principio sotto è sempre lo stesso.


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